Respiro,
tu invisibile poema!
Rainer Maria Rilke

Durante l’emergenza Covid-19 abbiamo scoperto che cosa significhi davvero respirare: la più automatica tra le azioni che ogni giorno compiamo è improvvisamente uscita dal cono d’ombra dell’abitudine. Abbiamo dovuto imparare a studiare il nostro respiro, a sorvegliarlo, a temere quello degli altri, a immaginare cosa voglia dire delegare un atto tanto spontaneo a un respiratore meccanico. Immaginarci incapaci di respirare ha significato immaginarci privati di noi stessi, perché dal primo vagito all’ultimo fiato la nostra esistenza è il nostro respiro, e il ritmo del nostro respiro è il ritmo della nostra libertà.

Lo insegnano non solo la fisiologia dei polmoni, ma le tradizioni filosofiche e spirituali: lo pneuma della grecità classica, l’alito vitale che Dio insuffla nell’uomo, il prana della tradizione indiana… l’essere umano ha accolto il respiro dell’infinito e da quella prima inspirazione non ha più smesso di prendere e di restituire, di ossigenare mente, spirito e corpo nella ricerca di orizzonti più vasti.

La sfera di pluriball scelta come immagine guida di questa edizione intende alludere a questa doppia natura del respiro: una vulnerabilità da avvolgere e custodire, per proteggerla dagli urti del nostro tempo, e l’eterea bellezza di una perla fatta d’aria.

E a ben guardare, perfino il passo con cui ci appropriamo del mondo e lo elaboriamo possiede il ritmo duplice della respirazione: un’inspirazione, per portare il fuori dentro di noi, e un’espirazione, per rendere in visioni, parole e pensieri ciò che abbiamo preso.

Dentro di noi e fuori di noi. Davvero quello definito dal respiro è, come scrive Rilke, un invisibile poema: spazio metafisico, luogo di prossimità e distanza, di singolarità e di massima mescolanza, di perenne scambio tra tutti i viventi che rimano tra loro perché dal respiro ugualmente colmati e nel respiro ugualmente immersi. C’è allora da augurarsi che questa inedita attenzione al nostro respiro possa essere il ponte su cui transitare verso altre e più estese consapevolezze, che abbraccino il diritto a respirare della terra che ci ospita e di tutti quelli che hanno piedi o zampe sul suolo e narici aperte all’aria.

Armando Buonaiuto
curatore Torino Spiritualità